Il restauro dei dipinti della cappella della passione in S. Maria in Aquiro

Il 21 ottobre 2010 presso la Sala Altoviti del Museo Nazionale del Palazzo di Venezia è stato presentato alla stampa lo straordinario progetto di restauro dei dipinti della Cappella della Passione in S. Maria in Aquiro, promosso dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma, diretta da Rossella Vodret, dalla Associazione per Biennale Internazionale di Antiquariato di Roma e finanziato con il contributo degli Antiquari che parteciperanno all'edizione 2012 della mostra a Palazzo Venezia.
La Biennale Internazionale di Antiquariato di Roma, quest'anno ha stretto una speciale intesa nei rapporti tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e gli espositori che ha portato a concretizzare l'ambizioso progetto di dialogo fra il mondo del collezionismo e quello dell'arte per creare l'Evento Culturale.
Nasce da questa straordinaria sinergia l'idea di restaurare le tre tele conservate nella cappella della Passione di Santa Maria in Aquiro.

La chiesa, situata a Piazza Capranica a Roma, vanta origini antichissime probabilmente antecedenti l'VIII secolo, viste le notizie dei restauri promossi a quell'epoca da Gregorio III (731-741). Affidato nel 1540, da papa Paolo III, alla Confraternita degli Orfani, l'edificio venne ricostruito, tra la fine del Cinquecento e il primo ventennio del Seicento, da Francesco da Volterra e successivamente da Filippo Breccioli e Carlo Maderno per ordine del cardinale Antonio Maria Salviati.
I tre dipinti, oggetto dei restauri, sono conservati nella cappella della Passione di proprietà, nel Seicento, di Marco Antonio Pizzichetti, oleario in Piazza Capranica. Le tele, raffiguranti rispettivamente l'Incoronazione di spine nel laterale di sinistra, la Flagellazione nel laterale di destra e infine la Pietà sull'altare, sono da lungo tempo al centro di un intricato dibattito attributivo risolto solo in parte dal ritrovamento documentario relativo
 
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alla realizzazione del quadro con la Pietà da parte di un misterioso "Maestro Jacomo", che fra il gennaio 1634 e marzo 1635 viene pagato 60 scudi.

È opinione condivisa dalla critica che le tre opere siano di mano diversa, in particolare sono stati fatti i nomi del francese Trophime Bigot e dell'anonimo Master of Candlelight per l'esecuzione dei quadri laterali.

Di certo, i restauri avranno il merito di districare, sul piano esecutivo, almeno la complicata questione delle mani differenti.
In contemporanea al restauro delle tre tele, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e del Polo Museale della Città di Roma ha programmato il completamento dell'impresa attraverso il restauro delle pitture murali e dunque dell'intera cappella della Passione.

         
         
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